Riproduzione piante mediante tecnica di Micropropagazione.

Riproduzione piante mediante tecnica di Micropropagazione.

Piante riprodotte in laboratorio mediante tecnica di micropropagazione, rilasciate con certificazione dell’apparato radicale esente da  ogni  virus .

La micropropagazione
ha inizio con la selezione del materiale vegetale che deve essere propagato. La scelta e pulizia dei materiali vegetali di partenza che siano esenti da virus e funghi sono importanti per la produzione di piante sane. Spesso le piante di partenza sono testate per determinare se sono pulite e prive di virus

 

Moltiplicazione
Plantule di banano trasferite su substrato intermedio di Vermiculite e terriccio, dal letto sterile di germinazione. Il procedimento è effettuato per ambientare le piante al terriccio, (composizione fisica e chimica). Dopo un breve periodo le piante sono trasferite in campo.

Nella fase di moltiplicazione la piccola porzione di tessuto vegetale, a volte solo una singola cellula, viene posta su un terreno di coltura, di solito contenente saccarosio come fonte di energia e Citochinine, che fanno sì che la gemma si schiuda originando un germoglio. Dalle gemme ascellari di tale germoglio si svilupperanno altri germogli originando un cluster. Di solito il terreno di coltura è addensato con agar per creare un gel che supporti l’espianto durante la crescita.

Alcune piante sono facilmente coltivate su supporti semplici, ma altri richiedono supporti più complicati per la crescita, alcuni media includono vitamine, minerali e aminoacidi. Il mezzo è sterilizzato durante la preparazione per prevenire la contaminazione da funghi e batteri, che possono superare e soffocare l’espianto di crescita. Autoclavi e sterilizzazione per filtrazione sono usati per rimuovere i contaminanti potenziali. Su piccola scala di produzione è spesso utilizzata una pentola a pressione.

Radicazione
È lo stadio in cui si ha l’induzione e lo sviluppo di radici avventizie alla base del germogli. La formazione delle radici può essere facilitata dall’uso di un mezzo colturale con ridotte quantità di sali minerali e zuccheri, scarsità o assenza di citochinine e in particolar modo dalle auxine in concentrazione variabile dagli 0,01 alle 10 p.p.m. Le auxine più frequentemente impiegate sono IBA(acido indolbutirrico) e IAA (Acido indol-3-acetico). Questa fase ha una durata estremamente variabile, nelle specie modello dura mediamente dalle 3 alle 5 settimane, nelle recalcitranti ha invece una durata decisamente maggiore.

Ambientamento
Se si è sviluppato un buon apparato radicale, la piantina è pronta per la fase di acclimatazione e può essere trasferita in terra. Questa fase ha inizio con il trasferimento della piantina dall’ambiente in vitro a quello in vivo, in vasetti con torba e perlite, che garantiscono buona ritenzione idrica. L’acclimatazione è una fase delicatissima, in quanto la piantina passo dall’eterotrofia all’autotrofia. L’evoluzione verso l’autotrofia avviene tramite riduzione dell’umidità, aumento dell’intensità della luce. Nelle 2-4 settimane necessarie per l’acclimatazione le piantine producono nuove foglie, più adatte al nuovo ambiente. I passaggi successivi prevedono la coltura in serra e in pieno campo.

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